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Marilena Bergamini

    

         

           

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RAKU

 

Raku significa gioire il giorno, vivere in armonia con
le cose e con gli uomini. Raku ha origine dal nome di
Rikyu, maestro della cerimonia del tè vissuto in
Giappone nel XVI secolo. La ceramica raku è terraglia
giapponese cotta e invetriata a bassa temperatura
(800°-900°) impiegata specialmente durante la
cerimonia del tè. Il raku viene modellato a mano e per
questo gli oggetti hanno una forma semplice e
irregolare. Tale cottura è resa possibile dalla
composizione piombica dello smalto. Il piombo al pari
dello stagno ha un basso punto di fusione. I pezzi
vengono estratti dal forno incandescenti e
immediatamente coperti da uno strato di materiale
organico (segatura di legno, foglie secche, carta di
giornali). Qui, in assenza di ossigeno (riduzione),
avviene la maturazione degli smalti, con effetti  ogni
volta diversi. Come nel caso del rame, verde in
ambiente ossidante, ramato con riflessi metallici in
riduzione. La cavillatura si produce nello shock
termico che avviene nell'estrazione. Il colore nero
della terra, segno caratteristico del raku, è invece
l'esito dell'affumicatura subita in riduzione e
rappresenta il polo dialettico della parte smaltata,
essendone al tempo stesso il sostrato. Come ogni
oggetto dell'arte orientale, anche il raku esalta i
segni del tempo: non li bandisce, non li nasconde, non
li evita, li custodisce e li offre alla visione.